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Sponsio
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La mwawmwbasponsio (dalla stessa radice del verbo greco σπένδω, mwbqspéndō, "fare libagioni") costituisce una forma di mwbggiuramento compromissorio valente nella mwbwsocietà romana sia in ambito giuridico che religioso e la base attraverso cui si sono sviluppate le mwcaobbligazioni in senso moderno.cite-ref-1[1]

Inizialmente sulla base di Varrone (mwdgLingua lat. 6,69) e mwdwValerio Flacco (mweaFest. 440) gli si attribuì origine latina da mweqsponte (mwegspontaneamente), ma i linguisti moderni (Ernout et Meillet; Walde-Hofman) ritrovano la radice del termine proprio nel greco mwewspendo per quanto riguarda la sua valenza religioso-sacrale, poiché indicante l'atto di offerta agli dei di materiali liquidi come vino e latte. La mwfasponsio venne utilizzata difatti per gli scopi più vari (come promessa di matrimonio, come modalità di trasferimento o acquisto di merce o denaro, nei trattati internazionali ecc.) per via della sua ecletticità e plurivalenza, caratteristiche che gli permisero di sopravvivere ad altri tipi di obbligazione come i mwfqnexi e nello stesso tempo di far sorgere la prima mwfgobligatio in senso puro conosciuta dai romani. Si pensa inoltre che la mwfwsponsio originariamente, visto il suo carattere sacro (e per questo la derivazione greca risulterebbe corretta), fosse affiancata da un'invocazione alla divinità, quale testimone dell'atto di giuramento che si stava compiendo, affinché si potesse ottenerne la protezione.

La mwgqsponsio si svolgeva attraverso un atto di richiesta del futuro mwggcreditore nei confronti dell'altro, lo mwgwsponsor, di una determinata "prestazione" (il termine per il periodo in questione è anacronistico), il quale si impegnava a far sì che il primo riuscisse ad ottenerla, anche se non propriamente da lui, vincolandosi a quest'ultimo mediante un mwhadare oportere, ossia una necessità sia materiale che psicologica di realizzare la promessa affinché il vincolo si spezzasse.cite-ref-2[2] Se questo non accadeva, se cioè lo mwiqsponsor mancava di realizzare la "prestazione", esso era soggetto alla mwigmwiwmanus iniectio da parte del creditore, il quale però, prima di ricorrere all'azione esecutiva doveva accertare l'esistenza del vincolo dello mwjasponsor davanti a un giudice. Venne istituita infatti dalle mwjqXII Tavole la mwjgmwjwlegis actio per iudicis arbitrive postulationem, la quale aveva tra le sue funzioni, quella di determinare l'esistenza del vincolo della mwkasponsio. Una volta provato che il vincolo era presente il creditore poteva procedere con la mwkqmwkgmanus iniectio e convertire il mwkwdare oportere in un asservimento corporale, scaduto il termine posto dal "Trinundium".

Nel caso in cui lo mwlqsponsor non riuscisse a far ottenere da sé la "prestazione" al creditore, poteva vincolarsi attraverso una seconda mwlgsponsio (che prenderà il nome di mwlwadpromissio) ad un mwmagarante, il quale eseguita la prestazione al posto del primo aveva il diritto di pretendere, poi, dallo mwmqsponsor principale un risarcimento. Se questo non perveniva allo mwmgsponsor garante questi poteva praticare direttamente la mwmwmanus iniectio sul "suo creditore" (lo mwnasponsor principale) senza alcun accertamento del vincolo mediante mwnql.a.p.i.p., come se questo fosse già stato giudicato. Altra variante della mwngsponsio era lmwnw'mwoaadstipulatio con cui un secondo creditore (l'mwoqadstipulator) poteva vincolare uno mwogsponsor soggetto a un altro creditore attraverso una mwowsponsio adiacente a quella già instaurata prima, pretendendo la stessa "prestazione" e avendo gli stessi diritti del creditore precedente, raddoppiando di conseguenza la "prestazione" da parte dello mwpasponsor.

L'adempimento dell'obbligo nei confronti del creditore non era abbastanza per far sì che il vincolo da mwpgsponsio potesse cessare. Esisteva difatti un atto speculare alla mwpwsponsio che faceva sì che il soggetto fino ad allora vincolato fosse di seguito libero da tale vincolo provando che la "prestazione" era stata eseguita. Lo mwqasponsor chiedeva al creditore se la "prestazione" era da lui stata compiuta, se cioè il creditore aveva ottenuto quel che aveva chiesto, il quale poteva rispondere semplicemente mwqqhabeo. Tale atto prese il nome di mwqgmwqwacceptilatio. Tuttavia abbiamo conferma che in epoca classica l’mwraacceptilatio non aveva più questa funzione.cite-ref-3[3]

Contents

Note

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Note

cite-note-11. mwtwmwuaLovato, 2014,mwuq p. 454.
cite-note-22. mwvqmwvgLovato, 2014,mwvw pp. 454-455, 458.
cite-note-33. mwwwmwxaLovato, 2014,mwxq pp. 593-594.

Bibliografia

• mwyqMatteo Marrone, Manuale di diritto privato romano, Torino, G. Giappichelli Editore, 2004, ISBN 88-348-4578-1.
• citereflovato-2014Andrea Lovato, Salvatore Puliatti e Laura Solidoro Maruotti, Diritto privato romano, Torino, G. Giappichelli Editore, 2014, ISBN 9788834848494.

Collegamenti esterni

• citereftreccani-itSponsio, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.